Vulvaepistolarium
sei giunta in Italia da una delle repubbliche divenute ex sovietiche dopo la caduta del Muro di Berlino, priva di capitale economico e sociale, con a disposizione soltanto un capitale culturale ed erotico, costituito da un mix di mens brillante in corpore sexy. Dotata di fascino, vitalità, abilità (civetteria disinvolta) nel presentarti e proporti come ficofora (trucco, abiti, stile e competenza sessuale), consapevole che essere attraenti paga e non essere attraenti penalizza.
Ti sei attivata, perciò e in primis, favorendo spregiudicatamente la costruzione di ciò che hai considerato opportuno costruire per aumentare la tua “desiderabilità” e incrementare la redditività della tua personale “bella presenza”: fitnes domestica, cosmetica autarchica, chirurgia estetica per skylinarti (riprofilarti) senifora (portatrice di seno). E ti sei fatta valere e desiderare, quindi, apparendo ficofora esotica e disponibile su cosce lunghe rassodate da vestimenta aderenti, sia in posa sia deambulante su tacchi alti. In concorso permanente per un “premio” alla tua avvenenza in ogni luogo o circostanza. Dissimulando promesse di coiti possibili per costituire il network di relazioni eterogenee, sia sociali sia culturali, che ti hanno di volta in volta bene-ficata.
Fino a che il tuo capitale d’immagine pubblica ha cominciato a depauperarsi, rivelandosi meno remunerativo e sempre più insufficiente per finanziare la Pubbliche Relazioni fertili di nuove opportunità: divenuta nel frattempo (inevitabilmente!) “… over 40 con 9 lustri già sommati in marcia di avvicinamento ai 50, dotata di fascinosità destinate a depauperarsi sempre più” (sic! in un commento facebookpostato).
Non me ne volere, sei l’autrice di ciò che scrivo per de-scriverti. Rebus sic stantibus, una diversa vulvaepistola posso scriverla ad hoc e indirizzartela soltanto così principiata: Mia cara bene ficata da madre natura con la data menopausante ravvicinata, sei destinata a relazionarti a dequali ficate e dequali ficanti portatrici sane di diversità disagianti, cicciosità inabbracciabili, transinquitudine conclamata e socializzazione occasionale multidisciplinare della categoria vaniloquiente olistica, festeggiante libertà singletudinizzata in ogni consesso con libagioni inebrianti perché incontinenti…
M’interrompo, però, per non vaticinarti sgradevolezze esistenziali anzitempo.
Melanconicamente…
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VULVAEPISTOLE INEDITE SFACEBOOKAMICIZIANTI
Mia cara,
sei fragile e ininfluente come promoter dell’artisticità personale e altrui perchè ti sei autoruolata operatrice culturale illudendoti di riuscire a modellare autonomamente un mondo su misura per la realizzazione dei tuoi progetti, emula dell’amazzone Pentesilea: siculo-americana in America, americana-sicula a Palermo, amazzone soltanto per quanto riguarda l’altezza e le circonferenze del tuo corpo… se comparata alle donne siciliane tue coetanee, alle prese con le pulsioni sessuali (consce e inconsce) di chi ha da festeggiare un residuo di anniversari pre-antaizzati.
Ti sei curricultata, perciò, e continuerai a curricularti scrittrice d’arte in carriera, sicilianofila autoreferenziale, celebrando la sicilianità agiografica condivisibile soltanto con l’agiografato/a di turno e con i cittadini degli Stati Uniti e di ogni altro Stato, originati in Sicilia o da rapporti di coppia tra siciliani. Prescindendo da ogni possibile interrelazione con chi ti vagheggia come ficofora pentesileafan, partner per imprese intellettual-copulatorie, alla quale dire, nel principio di ogni amplesso: “Ho una verghetta fatta di piombo fino: te la regalerò ma devi essere dolce (con me). / Amami, chè mi brucia il tizzone dell’amore” (Folengo 632 e 639).
La mia disponibilità a svirtualizzare la nostra amicizia facebookattivata permane integra nel mio immaginario, comunque, purchè la svirtualizzazione faccia la differenza, però, nella quotidianità e nella emozionalità di entrambi. Sperimentando ogni possibilità di rapporto straordinario sfacebookamiciziato e ravvicinato in location sfacebookamiciziante.
Tra un amplesso e l’altro parleremo di come si concretizza ed assume artisticità ogni oggetto materiale (dipinto, scultura, assemblage, collage, video et altro concepito…creando), quando non risulta illustrazione, decorazione, agiografia iconizzata, esercizio accademico, sperimentazione amatoriale ad libitum, et similia narcisa.
Cerca la soluzione nel tuo inconscio superegoico e comunicamela.
Mia Cara,
sei una facebookfan quizzarola palermitana militante, autoanalizzatrice in Facebook della propria identità/caratterialità con sottoposizionamenti a test passe-partout generalisti, resa insonne frequentemente da pulsioni sessuali irreprimibili. Alter-ego di ogni giovane donna siciliana single coetanea, referente inquieta dei versi che trascrivo qui di seguito.
Sula sula ntra stu lettu / li nottati haju a passari; / nuddu giuvini a stu pettu / a mia tocca d’abbrazzari. / Sticchiu miu rispittuseddu, / senza minchia ca ti strigghia! / Sulu sulu un ghiriteddu / ca li labbra ti cattigghia./ Pri tia certu ci vurrìa / un battagghiu di campana, / ca la forma pigghirìa / di nna grossa minchia umana. / Si pulitu e graziusu, / nudda lingua mai t’allicca; / nuddu cazzu impituusu / dintra a tia mai si cc’inficca.
Smetti di rincorrere la realtà che non riesci ad afferrare, né a rappresentare, perché è una realtà complessa, perché vivi la condizione delle trentenni o poco più, in rapporto amicale e ludico con coetanei sexualmente inadeguati: stabilmente sulla soglia della maturità copulatoria, in attesa di poter fare ingresso nella vita sexuale adulta.
Non continuare a biasimare la tua condizione di single insoddisfatta, insonne e solitaria nel proprio letto alla fine di ogni giornata trascorsa esercitando un’attività professionale obbligata o necessitata, rammemorante in silenzio versi di un poeta corregionale come questi: Quanti fimmini e stu munnu / cci su’ stati e cci sarannu, / chi minchiati ntra lu cunnu / nn’hannu avutu e nnavirannu! / Ed io sula ventu abbrazzu; / si mi votu e mi stinnicchiu / mai non trovu nuddu cazzu / pri ficcarlu ntra stu sticchiu.
Sappi che, così come per ogni quadro c’è un chiodo al quale sarà appeso, per ogni vulva c’è un fallo che la penetrerà con soddisfazione condivisa.
En Attendant … credici! Spalermitanizzati consultandomi su cosa fare (e con chi) nel frattempo, per la ricerca e la identificazione del fallo su misura per la tua vulva.
A bientot bientot!
Mia cara,
nomata come una protagonista del “Tropico del cancro” (quinta pagina), compio questo esercizio scrittòrio presupponendoti interlocutrice fertile milleriana, dopo aver letto in Facebook una tua NOTA personale. Leggilo come invito a smettere di nuotare con bracciate scomposte nell’acqua di giornate incongrue “…vivendo l’ora, il tuo destino, il giorno eterno e il suo risveglio”. Leggilo come invito a non autoritrarti alle prese anche con “… la spesa da comprare (anziché da fare)”, per registrare le variazioni che il tuo corpo è destinato a subire negli anni, appropinquandoti alla frontiera al di là della quale si estende il vasto territorio dei compleanni antaizzati forieri di singletudine conclamata già “… nel tuo presente, nell’imminenza dell’attesa”.
Questa mia vulvaepistola ti stimoli a scrivere allegorizzando, metamorfosando e simbolizzando con analogismi disinibenti ad libitum le tue pulsioni libertine: presupponendomi tuo accompagnatore vulvologo sperimentato (e sperimentabile), anche abile ed erudito, durante una prolungata permanenza a Venezia, intrattenendo rapporti variamente interattivi e ravvicinati.
Comincerai, così, a elaborare positivamente i disagi del tuo status intellettuale in soggiorno operativo obbligato, giovane ficofora creativa avida di vita altrui, ingegnere annidato in una scrittrice che scrive per se stessa dissimulandosi (travestendosi), eteronomizzandosi, considerando la vita un pregiudizio e privilegiando il “morir di fama”, impegnata a lavorare con acribia nel contesto socio-politico di una città come Catania penalizzata da una crisi economica endemica, vagheggiando notorietà scrittoria e curatorialità artistica senza scimmiottare il vertice…et collateralità subalterna.
Non somigli a nessun’altra donna, perchè a ogni altra donna è inibito simularti, e perché ti suppongo donna straordinariamente unica, ficofora portatrice sana di stupori ineffabili condivisibili.
Attivati in modo tale che la più insospettabile delle tue interrelazioni virtuali griffate Facebook, si sveli e riveli possibile rapporto reale simbiotico e soddisfacente come nei tuoi desideri o bisogni: perchè ti accada ciò che non ti è ancora accaduto. Cordialmente.
Mia cara,
connotato il mini che prefissa il tuo cognome, prima che tu raggiunga la frontiera al di là della quale si estende il vasto territorio dei compleanni antaizzati, forieri di secchezza vaginale in progres fino all’assunzione della condizione singletudinizzante irreversibile delle menopausate, considero opportuno attivarci nel ruolo di referenti reciprocamente privilegiati e vicendevolmente supporters interrelazionati quanto basta per esorcizzare la destinazione profetata dal mini.
Come?
Maximizzando soltanto la intraprendenza che consente l’aumento del capitale personale di conoscenze profique.
Maximizzando le pulsioni che movimentano i tuoi sogni & bisogni più audaci & primari.
Maximizzando il disvelamento totale dei tuoi arcani fascinosi XL pour epater hommes d’esprit sperimentati & sperimentabili.
In modo tale che tu possa non continuare a suscitare mini eco in mini location, nel ruolo di maxificata, star miniorgasmata da mini audience.
Per non continuare a mininteragire smagnificata da minimentori: … minicreando, miniperformando, miniemozionando, ministupefacendo, minicopulando, minigenerando.
Per maximizzare una eventuale intesa operativa straordinaria, maximizzando soltanto attività condivisibili profit.
Per maximizzare ogni eventuale e reciproco desiderio d’instaurare rapporti fertili esclusivi, maximizzando la nostra goduriosità fino a svelarci reciprocamente come persone intriganti, dotate per assumere ruoli totalizzanti durante ogni incontro svirtualizzato.
Scasinando il nostro incasinato personale per casinarlo, intenzionati a ottenere come risultato un 1 sommando 1+1.
Vagheggiando la maximizzazione della tua succosità vaginale e della mia erezione penale, originate da carezze oscenizzanti in sintonia che commenteremo orchestrando parole poetiche, ruolati portatori sani di stupefazione amatoria di volta in volta così nuova da risultarci sconosciuta e mai goduta.
Mia cara,
scrivo per comunicarti che siccome ti sei introdotta e stabilizzata nel mio immaginario erotico facebookamiciziando con post lessicali intriganti e fotoritratti ammiccanti, ho cominciato a prospettarmi la sfacebookamiciziazione del nostro rapporto virtuale, anelando realizzare rapporti reali ravvicinati forieri di abbracciamenti totali e straordinari. Incontriamoci, perciò, prima possibile per soddisfare desideri siamesi. Ti prometto che mi giocherò come un dado sul tuo corpo nudo, considerandolo magico tappeto da preghiera di carne li-yuesco, sul quale volerò incontro a goduriosità ineffabili, predisponendomi alla conoscenza di stupori indicibili.
Se accadrà ciò, poi, ti decanterò come amante per celebrare ogni nostro amplesso con parole scritte destinate a essere considerate eruzione di lava lussuriosa prorompente. Poiché la tua vulva mi sarà sempre più necessaria, di giorno in giorno, come luogo incantevole dove la mia carne possa congiungersi alla tua ogni volta diversamente. In modo tale che il capo di tartaruga del mio kuen-tou (così nomato da chi parla altra lingua) sia condotto dal tuo desiderio sessuale a caccia delle farfalle che lo guideranno fin dentro ciò che nomerò yo-kuan, agognandola come meato adornato di gioielli.
Mi piace il mio corpo quand’è col tuo corpo. E’ una cosa tanto nuova. Muscoli meglio e nervi di più. Mi piace il tuo corpo. Mi piace quel che fa e il come. Mi piace sentir la sua spina dorsale, le sue ossa e il tremolante liscio-sodo che bacerò ancora ancora e… ancora di te mi piace baciare questo e quello. Mi piace lentamente accarezzare il folto elettrico pelo e quel che viene a carne che si separa…E occhi grandi, briciole d’amore, e forse mi piace il brivido di sotto me te così nuova: ti dirò già durante il primo abbraccio, pronunciando parole del poeta Cummings. In modo tale che, a cominciare dal nostro primo rendez-vous, accarezzarci e oscenizzarci sia il nostro solo vero riposo dallo spossante esercizio intellettuale quotidiano compiuto da entrambi per formulare ipotesi che continuano a risultarci irrisolte.
Sia foriera d’innamoramento, quindi, la lettura di questa vulvaepistola. Annunciami il tuo arrivo, oppure fissa l’ora e il giorno della mia partenza per raggiungerti là dove mi indicherai. Non indugiare.
P.S. – Se mi dirai in latino: “Namque te sine nec Venus probatur, / Gratiae illepidae, Cupido, Bacchus”, durante il nostro primo incontro ravvicinato; ti dirò più volte in italiano: “Venere senza di te non diletta, / privi di gusto sono Grazie, Cupido e Bacco”.
Mia cara,
galeotta fu una comune conoscente a te imparentata e facebookamiciziata, che mi rivelò la tua esistenza, inconsapevole che sarebbe stata da me accantonata come oggetto di desiderio, perché si sarebbe rivelata dotata di carica erotica con miccia allungata e per di più bagnata, refrattaria all’accensione immediata, diversamente da te nomata Renata che ti saresti rivelata dotata di carica erotica con miccia accorciata per favorire l’esplosione subitanea a distanza ravvicinata.
Scrivo ciò fantasticando nostri incontri ravvicinati copulatori, per omaggiarti e lusingarti compiendo un esercizio scrittòrio che privilegia parole suffissate “ata” assonanti il tuo nome…
Per testimoniare a futura memoria che ti ho desiderata e agognata, nel momento in cui ho cominciato a immaginarti sfacebookamiciziata e spalermitata, straordinaria vulvofora in trasferta amorosa a me abbracciata, denudata per essere accarezzata nello stesso paio di lenzuola, baciata e orgasmata, copulando assatanata, fino alla conclusione di una scopata mai da entrambi effettuata, da me vaticinata come performance dissennata, però, se destinata a non essere replicata e perfezionata, opportunamente variegata, in location diverse garconnierizzata.
Scegli dove e quando sfacebookamiciziarci. Mi basterà spendere pochi centesimi della mia immaginazione per capire cosa e come fare, allorché t’incontrerò per la prima volta a distanza ravvicinata: significando a portata dei miei sguardi e delle mie mani.
Continuando la nostra facebookamiciziazione, altrimenti, continuerò a fantasticarti, fino a fantasmarti e a scriverti un’ultima lettera cosi conclusa: Facebookamiciziando hai dato inizio a un gioco che mi ha intrigato e persuaso a giocarlo fino in fondo, senza lusingarti con ipocrisie e ambiguità, preventivando la sua conclusione causa interruzione voluntas tua.
“Ci ricorderemo, considerandoci il risultato di un gioco che, se non fosse stato giocato, non sarebbe stato gioco che avrebbe potuto non essere gioco” (parafrasando Georges Bataille).
Ad majora vulvaepistola !
Mia cara,
meritano di essere campionariati i rapporti “lessicali”, anziché ficali, che intrattieni col “cazzo”, facebookpostandoli nel tuo Profilo disangelicati dall’uso disinvolto anche di mavaffanculo, rompicoglioni, minkia, trombare, palle e stronzo, e supportati da esercizi di autoanalisi della tua inquietudine angelicata di ficofora malscopata: esercizi che esegui risolvendo quiz e aprendo Biscotti della Fortuna. Particolarmente quando l’inquietudine ti risulta generata da rapporti “cazzuali” con cazzofori casuali, inadeguati per assumere ruoli di chiavatori come nei tuoi bi-sogni.
Diversamente alta, con entrambe le bocche tipiche di chi è ”tuttatana”, nei momenti in cui mandi “…a cagare” tutti quelli ai quali risulti diversamente alta. Diversamente snella, con un eccesso di morbidezze per suscitare desiderio copulatorio straordinario, come quello che fa godere senza fantasticare altre morbidezze angelicate. Diversamente decorativa, anche nel ruolo di pittrice ambiziosa nerudofila, artefice di opere idonee per la decorazione parietale d’interni domestici perbenisti con piatti, bicchieri et regali di nozze vetrinizzati in credenze, tra tante foto (personali e non) in cornici d’argento. Diversamente umana nell’errare, cadere e rialzarti, confortata e approvata (anche applaudita) soltanto dall’amicalità coetanea e conterranea.
Pronta a facebookamiciziare con gli adepti della L.I.C.R.C (Lega Italiana Contro i Rompi Coglioni), fondata per centrare un obiettivo unico: “…eliminare i rompicazzo dalla faccia della terra”. Solidale con quelli che pensano che l’Uccellino non si fa mai i cazzi suoi, e che se per ogni coglione ci fosse un lampione…cazzo che illuminazione!
Permanentemente pronta a stigmatizzare tutti quelli che rompono i coglioni proponendo in Facebook adesioni a gruppi del cazzo. Esigendo per ogni volta che dici “Non ho niente”, che non ti rompano i coglioni, per non costringerti a dire “Amici,… amici il cazzo !”. Oppure “Oggi non mi va di fare un cazzo”. Oppure ancora “…i cazzi tuoi, mai eh?”. E che ti si deve lasciare in pace quando torni a casa stanca e incazzata, rinunciando a farti 100 domande: comprese quelle relative al tuo facebookattivismo narciso e autoreferenziale di over 30 portatrice sana di singletudine irreversibile: anelando d’essere scopata appena sveglia ogni mattina, come ogni sera appena nel tuo letto.
Concludo con un suggerimento: cazzeggia la realtà scazzeggiando in Facebook la virtualità.Predisposto a suggerire altro durante incontri ravvicinati: là dove (e quando) sceglierai d’incontrarmi.
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VULVAEPISTOLE (inedite)
Mia cara,
ho chiesto a me stesso petrarcheggiando: …trovami amor del tutto disarmato ? (III) / M’è più caro il morir che ‘l viver senza ? / Lo star mi strugge, e ‘l fuggir non m’aita ? (LXXI). Rispondendo: Mi rivedrai….. / Ove l’aura si sente / D’in fresco et odorifero laureto (CXXIX) / L’aura amorosa che rinnova il tempo / E fiorian per le spiagge l’erbe e i rami (CXLII) / Et altro…
Scrivo per comunicarti, perciò, che non mi ha trovato amor del tutto disarmato, principiando il mio vagheggiamento della tua vulva, perché non può essermi più caro il morir che il viver senza, e lo stare in attesa del tuo arrivo tra le mie braccia non può struggermi, poiché scopo frequentemente altra donna e ciò mi aiuta. L’aura amorosa che presumo possa laurare il mio fallo, rinnovandomi le gioie dell’amore e facendo nuovamente fiorire le erbe e i rami sulle spiagge del mio desiderio, mi vedrà laurainnamorato soltanto allorchè l’aura mi si manifesterà lauramorevolmente ovunque mi accoglierai vogliosa nel calore del tuo laureto. Continuerò, quindi, a desiderarti.
Mia cara,
ti comunico che ho conosciuto una giovane donna diletta destinata ad assumere il ruolo di Fiammetta anzoletta, quando accarezzerò la sua sfesetta boccaccescamente a lungo e senza fretta, abbracciandola poi stretta stretta, per esorcizzare ogni sua diavoleria reietta e dare inizio a una unità (1+1=1) taoista sommando il mio fallo alla sua cocchetta , nella sua o nella mia cameretta, sonorizzati da una musichetta che non ci risulterà scritta per una canzonetta, e che nutrirò una mia unica intenzione diretta a impormela sola soletta come sinonimo di stupefazione sessuale prediletta, fugando ogni pudicizia circospetta, perché l’unione dei nostri corpi nudi si concretizzi ristretta nella goduria così ben detta “del gioco del vento e della luna” pienetta, per la produzione di emozioni condivise e reciproche refrattari o ogni liaisonetta, senza eseguire alcuna piroetta, or che mi risulta negletta la tua vulva interdetta.
Ti scriverò altro in altra vulvaepistola presupponendola ghirlandetta semantica per una vulva giovinetta che mi ha fatto scrivere le due vulvaepistole che seguono. Alla prossima !!!
Mia cara,
diletta Fiammetta più di quanto il nomen può significare, mi sei risultata sensuale appena ti ho incontrata in stazione. Il tuo corpo ha sfoggiato senza civetterie ai miei occhi un gioco attraente di forme. Tutti i puntini di sospensione del tuo primo sms sono divenuti immediatamente parole comprensibili. E ho pensato: “Mi darebbe una soddisfazione sorprendente abbracciarla e baciarla, per percepire ogni sua vibrazione come riverbero di ogni mia carezza”. Perciò ti ho comparata, poi, conversando, a un violoncello: il più sinuoso tra gli strumenti ad arco, il più evocativo e immaginifico perché il più femmina. Perciò ho cominciato a ipotizzare di stabilire con la tua persona un rapporto intrigante e indefinibile, con l’intenzione di realizzare una sintonia speciale. Siccome il tuo corpo ha un anima è vorrò che mi racconti la sua storia, quando me lo godrò sarò violoncellista e ti stringerò a me con braccia e gambe, per ammansirti e domarti nei momenti in cui dovessi risultare riottosa alle mie carezze: usando l’immaginazione per cercare le tue zone erogene più sensibili, le più reattive ai miei toccamenti. Comunicami dove e quando incontrarci.
P.S. – Già vezzeggiativata dal cognome originale, ho deciso di nomarti Fiammetta nel momento in cui mi sono prospettata la favoletta dell’assunzione di un ruolo boccaccesco, con l’incarico di concertare parole poetiche per laurarti e laudarti vagheggiando dilettevoli rapporti ravvicinati e reiterati inconsueti, a prescindere dai nostri dati anagrafici.
Mia cara,
non so quanto consapevolmente hai intrapreso il viaggio che ti ha condotta nell’immaginario erotico di un uomo ripetutamente ringiovanito dagli innamoramenti che ha suscitato e continua a suscitare e godere senza remore, presago che un giorno invecchierà di colpo e deciderà di scomparire per sottrarsi a ogni sguardo estraneo inopportuno e a ogni attenzione doverosa. Che non ti accada di scrivere, il giorno in cui dovessi smettere di essere oggetto del suo desiderio: “L’ho più desiderato che amato”. Ti accada, piuttosto, di dare inizio con quest’uomo a uno straordinario rapporto sentimentale e passionale, assumendo il ruolo di musa eccezionale, emblema del suo desiderio sessuale, vulvofora diletta . Fino a fargli scrivere: “La tua vulva è una prova dell’esistenza di Dio”. Disegna un nuovo profilo sentimentale di quest’uomo con le tue attenzioni e amorosità, sapendo che si è ruolato tuo partner desiderante, e che ti aspetta là dove gli sia consentito continuare a indagare nell’habitat del desiderio il legame tra corpo ed eros, vale a dire tra fisicità e immaginazione, a prescindere dall’età e dall’aspetto fisico di entrambi, col proposito di concretizzare una unità (1+1=1) taoista.
Scrivo ciò in attesa di notizie tue.
Mia cara,
un uomo della mia età (l’età di molti!) ha cominciato a pensare sia possibile dissodare il tuo podere malcoltivato e seminarlo con perizia perchè il raccolto sia più abbondante, pensando anche di cuocere nel tuo forno caldo la sua carne ossificata per gustarsela maggiormente e fartela gustare. Pensando ciò si è immaginato pestello nel tuo mortaio, battacchio nella tua campana, spinello nella tua botte e bevitore incontinente di ciò che contiene il tuo bicchiere, versando nella tua bocca di luccio un carico di zucchero gradito. Così che …di sostar possa a lungo dilettarsi nella tua valle ombrosa, ospite privilegiato nella tua rocca e cantore laurenziano di testi polistratificati linguisticamente bisemantici, ricchi di allusività erotico-sessuali.
Quest’uomo ti scriverà una vulvaepistola ogni volta che ti desidererà come fuga dal contingente verso l’ignoto, alternativa all’autoreclusione tra mura di cinta fortificate che proteggono ciò che gli è noto, poiché la sua necessità di un rapporto di coppia totale non è stato ancora soddisfatto da alcuna donna e, perciò, continua nel suo perturbante soliloquio amoroso: poiché l’amore totale per una donna, e per una sola donna, continua a essere al centro della sua meditazione poetica e letteraria. Intendendo l’amore come esperienza totale dei paradossi e dei limiti della condizione umana: una fuga nella irrealtà dell’innamoramento. Sinceramente.eeer
Mia cara,
scrivo per informarti che ti ho vagheggiata come via di fuga durante ognuna delle ore che abbiamo trascorso insieme, considerandoti nel momento di ogni Arrivederci! portatrice sana di alcune eccellenze parziali, sia fisiche che intellettuali, a me congeniali, con le quali comporre la totalità del cocktail erotico-sentimentale che vagheggio da sempre.
Tre fascinazioni mi hanno intrigato e pervaso d’amblè durante il nostro primo incontro, allorché ti ho scelta come mia partner collaborante nella gestione di un evento artistico.
La prima fascinazione mi è stata emanata dal tuo volto, dotato di un sorriso nel quale ho cominciato ad abitare.
La seconda fascinazione l’ho colta esaminando il tuo busto adolescente dotato di seni bambini forieri di ardori indecifrabili per goduriosità ineffabili.
La terza fascinazione mi è stata rappresentata senza infingimenti dal tuo grembo modello madre mediterranea che ho supposto dotato di una vulva generata per la concretizzazione di amplessi totali, condivisi e reiterati.
Queste fascinazioni mi hanno attivato immediatamente come autore di vulvaespistolae che non ho scritto, ma che scriverò se assumerò il ruolo di tuo referente particolare, nei momenti in cui la pulsione sessuale attiverà il tuo immaginario, tanto da oscenizzarti piacevolmente vagheggiando le mie mani in concerto sul tuo corpo nudo.
Quando ciò accadrà, le tue vie di fuga saranno le mie, perché la fuga che desidero realizzare si concretizzi come fuga esistenziale risolutiva. Nel frattempo penserò alla fuga in tua compagnia frequentemente, considerandola una impresa da compiere con l’ausilio di ogni mezzo, abbattendo ogni ostacolo e neutralizzando ogni resistenza. In modo che ogni altra fuga mi risulti inutile e inconcepibile diversamente accompagnato. Purchè le tue vie di fuga non si rivelino impraticabili, al di là di ogni ragionevole supposizione, scoraggiandomi tanto da rinunciare a compiere…l’audace impresa concepita, deponendo le armi impugnate e rinunciando alle amorosità concupite. Ti scriverò altra epistola, se me la solleciterai.
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VULVAEPISTOLA (edita)
Mia cara, ex mio oggetto di desiderio e custode di amplessi che abbiamo goduto come non ci accadrà di godere altri simili, accoppiati diversamente, ti rivelo ciò che mi è accaduto o potrebbe accadermi.
Mi è accaduto o potrebbe accadermi di godere e far godere contemporaneamente due vulve identiche, una con la bocca e l’altra col fallo. Le vulve di due giovani donne gemelle indistinguibili, portate sanamente per il godimento di massaggi sexy mercenari disinibiti e disinibenti, alla fine di una giornata trascorsa intensamente godendo altro.
Mi è accaduto o potrebbe accadermi di godere e far godere la stessa vulva dopo avere spento la luce per lo scambio delle posizioni e un nuovo rapporto contemporaneo con la mia bocca e il mio fallo, non riconoscendo la vulva già goduta e fatta godere nella stessa posizione con massaggi sexy eseguiti, in concerto con altri massaggi usufruiti.
Mi è accaduto o potrebbe accadermi ciò in una città dell’Est europeo non più sovietizzato, dove mi reco frequentemente, senza crearmi imbarazzi. Perché ho saputo assumere o saprei assumere il ruolo del condimento per farcire un saporitissimo sandwich erotico ed erotizzante, energetico al di là di ogni aspettativa o supposizione.
Che tu voglia crederci o no, considerando questa vulvaepistola esercizio scrittorio, oppure comunicazione scritta, a futura memoria di uno straordinaria esperienza vissuta recentemente o che potrei vivere nel più immediato futuro, ti saluto amichevolmente.
(dal libro “Vulvaepistolarium”)
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