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	<title>Vulvario</title>
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	<description>arte e letteratura                           © Enzo Rossi-Ròiss</description>
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		<title>Home</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 16:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossiroiss</dc:creator>
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&#160;

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="IMG_1050" border="0" alt="IMG_1050" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/IMG_1050.jpg" width="644" height="484" /> </p>
<p><img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="IMG_1074" border="0" alt="IMG_1074" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/IMG_1074.jpg" width="644" height="484" /> </p>
<p><img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="IMG_1072" border="0" alt="IMG_1072" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/IMG_1072.jpg" width="644" height="484" /></p>
<p><img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Dadi_3_web" border="0" alt="Dadi_3_web" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/Dadi_3_web.jpg" width="644" height="445" />&#160;</p>
<p><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="IMG_1844" border="0" alt="IMG_1844" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/IMG_1844.jpg" width="644" height="484" /></p>
<p align="left"><a class="tt" href="http://twitter.com/home/?status=Home+http://m89cd.th8.us" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/plugins/tweet-this/icons/tt-twitter-big4.png" alt="Post to Twitter" /></a></p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.vulvario.it%2Fwordpress%2Fhome.html&amp;linkname=Home"><img src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		<title>VULVANNOTAZIONI</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 21:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossiroiss</dc:creator>
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La carica simbolica del sesso femminile è stata fatta esplodere con l’innesto di detonatori diversi, a cominciare dal “triangolo sottopubico” aurignaziano (paleolitico superiore) inciso nel calcare, oppure dalla prima vulva graffita dall’uomo abitatore di caverne.&#160;           Sulle pareti delle grotte, come sull’intonaco dei muri esterni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="widows: 2; text-transform: none; text-indent: 0px; border-collapse: separate; font: medium &#39;Times New Roman&#39;; white-space: normal; orphans: 2; letter-spacing: normal; color: rgb(0,0,0); word-spacing: 0px; -webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; -webkit-text-decorations-in-effect: none; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px" class="Apple-style-span"><span style="text-align: left; line-height: 20px; font-family: georgia, serif; color: rgb(51,51,51); font-size: 13px" class="Apple-style-span"></span>
<p><span style="font-family: arial"><img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="200412121149794941" border="0" alt="200412121149794941" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/200412121149794941.jpg" width="640" height="467" /> </span></p>
<p><span style="font-family: arial">La carica simbolica del sesso femminile è stata fatta esplodere con l’innesto di detonatori diversi, a cominciare dal “triangolo sottopubico” aurignaziano (paleolitico superiore) inciso nel calcare, oppure dalla prima vulva graffita dall’uomo abitatore di caverne.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>           <br />Sulle pareti delle grotte, come sull’intonaco dei muri esterni delle costruzioni moderne l’icona incisa della mandorla tagliata, circondata dai raggi come un sole – è stato scritto – non è affatto, per chi la disegna un motivo “astratto”: il vulvografo vi proietta l’inscrizione del proprio desiderio, offerto alla lettura degli altri che di sicuro non ne fraintendono il senso.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">Così come non può essere frainteso il senso delle vulve che raffigurano le fuoriuscite terminali di tante grondaie (nomate “gargouilles”) sulle facciate delle cattedrali gotiche di Sens e di Saint-Etienne, come di alcune chiese di Villefranche-sur-Saone, dell’Isle-Adame, di Vézalay, di Conques, di Saint-Lo e di alcuni edifici laici francesi: tutte inequivocabili proiezioni delle inquietudini dell’epoca.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">C’è stato un tempo medioevale (o medioevaleggiante) durante il quale alle donne, accusate di stregoneria, è stata praticata la rasatura del pube per la messa a nudo e l’esplorazione della vulva: “locus segretissimus non scribendis nec nominandis”, considerato nascondiglio per amuleti magici et similia.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">Ogni escrescenza della pelle (o verruca), terminata la rasatura, è stata considerata in quel tempo “stigma diabolicum” o capezzolo per il maligno aduso a succhiarlo come ogni clitoride un po’ più grande e le labbra delle vulve di forma particolare<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>           <br />Una notizia scritta da Friedrich Spee von Langenfeld nella sua “Cautio criminalis” del 1630, riferisce che un aguzzino, durante l’operazione di una rasatura, si sarebbe talmente eccitato da violentare la strega rasata.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">Nel regno favoloso del Prete Gianni vi sono serpenti all’interno della vagina e animali selvaggi custodiscono altrove il suo ingresso.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>           <br />Nella iconografia medioevale vi sono raffigurazioni mostruose e terrorizzanti che ci testimoniano il “divieto di vedere”, inteso come divieto di guardare la vulva considerata organo per generare figli e non per godere voluttà: raffigurazioni che hanno avuto e continuano ad avere Autori Illustri. Emblematica, in proposito, la vagina dentata disegnata nel 1852 da Grandville per “Le filles de Minée” che La Fontane ha tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">Nel poema epico indiano “Mahabharata”, attribuito al saggio Vyasa (II-III sec.), il sesso femminile ci risulta descritto in modo da suscitare spavento: “Il Dio del vento, la morte, le regioni infernali, la lama del rasoio, i terribili veleni, i serpenti e il fuoco. Tutte queste cose coabitano in armonia nelle donne”.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">In un testo indiano del 900 a. C. circa, “Jaiminiya Brahmana”, pag.161/163/I, si può leggere<i>: Lingualunga era un demone femmina che aveva vagine su tutte le membra del corpo. Per sottometterla, il dio Indra –<span class="Apple-converted-space">&#160;</span></i>divinità guerriera antropomorfa del pantheon vedicaox, gran bevitore di “soma” e ghiotto di carne di toro<i><span class="Apple-converted-space">&#160;</span>-<span>&#160;<span class="Apple-converted-space">&#160;</span></span>dotò suo nipote di peni su tutte le membra e lo mandò da lei. Non appena quello l’ebbe sedotta, rimase saldamente attaccato a lei; allora Indra corse da lei e la colpì con la sua folgore.</i></span><span class="Apple-converted-space">&#160;</span>         <br /><i><span style="font-family: arial">Lingualunga è una cagna e resta attaccata a Indra durante il coito, come a volte accade ai cani; in questo caso, ciò segna la morte di lei, non quella di lui, ma chiaramente si tratta di una raffigurazione dell’eccesso, corrispondente alle sue vagine in sovrannumero, ognuna delle quali presumibilmente esige di essere soddisfatta.</span></i></p>
<p><span style="font-family: arial">Eros e Tanatos, la vita e la morte, la voluttà e il dolore, l’estasi e l’angoscia, il sublime e il volgare, hanno iconizzato e continuano a iconizzare, perciò, la vulva: sia nell’immaginario raffigurato che in quello scritto. Coronata dal pelo e a forma di mandorla. Caratterizzata con labbra simili a palpebre ipertrofiche che ad alcuni possono ricordare un occhio semichiuso. Medusizzata e descritta con parole di S. Freud che virgoletto: “…il genitale circondato da peli di un donna adulta, essenzialmente quello della madre, la cui visione suscita sgomento nell’adolescente”.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">L’immagine di Medusa è stata spiegata da numerosi studiosi come un sesso reso volto, una vulva resa faccia, un volto a forma di sesso, una faccia resa vagina, un sesso che si è umanizzato facendosi volto, con uno sguardo che strizza l’occhio, mentre fuori delle orbite gorgonesche fa sprofondare chi lo guarda in un abisso di mortificazione.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">Da gran tempo la vulva non è più simbolizzata dalla lumaca, come ci risulta in una lettera del pittore P. P. Rubens, indirizzata nel 1623 al “polimathés et letterato” Nicolas Peresc. Scrive il Rubens: ”Non riesco a immaginare perché gli Antichi assimilino la vulva alla lumaca, se non forse per l’ampiezza del guscio che è un ricettacolo molto profondo il quale si modifica in base al suo contenuto, o forse anche o perchè è un animale vischioso e umido le cui appendici viscide possono paragonarsi alla cresta che si erge da entrambi i lati della parte sessuale della donna quando è in calore”.</span></p>
<p><b><span style="font-family: arial"></span></b><span style="font-family: arial">La vulva metaforizzata, allegorizzata, emblematizzata, simbolizzata, è una vulva in maschera, alla quale è consentito di esporsi in luogo pubblico. Diversamente nomata è possibile citarla nelle conversazioni amichevoli. La metafora, l’allegoria, l’emblema, il simbolo, sono necessari (oserei scrivere indispensabili) in contesti sociali resi fobici da fondamentalismi ideologici o religiosi.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">Il bisogno di mascherare la parola “vulva” (fica) è un bisogno primario che deve essere soddisfatto là dove le condizioni ambientali lo impongono.</span></p>
<p><span style="font-family: arial"></span><i><span style="font-family: arial">Presso la tribù dei Fon nel Dahomey (Africa Occidentale), la madre massaggia dolcemente durante il bagno quotidiano il clitoride della figlia, fa cadere per circa dieci minuti un leggero getto d’acqua sulla vulva, tira le labbra della vulva e le accarezza il sedere. Questo procedimento che viene ripetuto finchè la bambina non<span>&#160;<span class="Apple-converted-space">&#160;</span></span>compie quattro anni, ha lo scopo di impedire che successivamente la figlia non sviluppi alcun desiderio sessuale e quindi diventi frigida, restando senza figli,</span></i><span style="font-family: arial"><span class="Apple-converted-space">&#160;</span>(p. 119, “Nudità e Vergogna” di Hans Peter Duerr).<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>           <br />E’ uno dei pochi casi in cui l’organo sessuale femminile infantile ci risulta stimolato da mani adulte come l’organo sessuale maschile a cominciare dalla nascita, considerando ciò pratica opportuna per la manifestazione di una soddisfacente capacità copulatoria appena in età adulta.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">Che l’acqua di rose possa rinfrescare la “topina” delle donne, lo ha scritto M. E. Restif de la Bretone (1734 – 1806). Alcuni medici moderni hanno poi assicurato che con l’aggiunta di sostanze eteriche all’acqua del bagno a 38° (olio di rosmarino, soprattutto), è possibile provocare una irrorazione sanguigna del clitoride migliore sette volte quella di un bagno normale.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>           <br />“Dopo un bagno del genere – si legge in “Sexualedizin” (1980) di H. E. Fritz – la donna è predisposta all’amore come dopo un tenero preludio, eppure le sensazioni del suo organo sessuale non sono ancora offuscate dalla palpazione”.</span></p>
<p><b><span style="font-family: arial"></span></b><span style="font-family: arial">Marcel Duchamp ha scritto (dopo averlo detto): ”Abbiamo solo il pisciatoio per femmina e di questa viviamo”. Qualcuno continua a considerarlo “motto” che assimila “la natura”, cioè il sesso femminile (la vulva) a una cloaca dinnanzi alla quale l’uomo afferma la sua virilità, esponendo e quindi sacralizzando in un museo il pisciatoio.</span></p>
<p><span style="font-family: arial"></span></p>
<p><span style="font-family: arial"><a href="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/seguirelemodalitad_uso.jpg"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="seguire-le-modalita-d_uso" border="0" alt="seguire-le-modalita-d_uso" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/seguirelemodalitad_uso_thumb.jpg" width="644" height="452" /></a> </span></p>
</p>
<p>   </span></p>
<p align="left"><a class="tt" href="http://twitter.com/home/?status=VULVANNOTAZIONI+http://o73ih.th8.us" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/plugins/tweet-this/icons/tt-twitter-big4.png" alt="Post to Twitter" /></a></p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.vulvario.it%2Fwordpress%2Fvulvannotazioni.html&amp;linkname=VULVANNOTAZIONI"><img src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_256_24.png" width="256" height="24" alt="Share/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		<title>DELLE VULVE ICONIZZATE IN VULVARIO</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 20:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossiroiss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vulvario.it]]></category>

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Le vulve webizzate nel sito Vulvario saranno sempre più numerose. Potranno essere visionate singolarmente, oppure in toto come icone memoriali e memorabili. Ognuna uguale a se stessa e diversa da ogni altra, reali e simulacri: a una, a due, a tre dimensioni. Dischiuse, aperte, spalancate, comode, scomode, reattive, passive, strette, larghe, glabre, pelose, polpute, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="widows: 2; text-transform: none; text-indent: 0px; border-collapse: separate; font: medium &#39;Times New Roman&#39;; white-space: normal; orphans: 2; letter-spacing: normal; color: rgb(0,0,0); word-spacing: 0px; -webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; -webkit-text-decorations-in-effect: none; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px" class="Apple-style-span"><span style="text-align: left; font-family: georgia, serif; color: rgb(51,51,51); font-size: 13px" class="Apple-style-span"><br />
<h3 style="padding-bottom: 4px; line-height: 1.4em; margin: 0.25em 0px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; color: rgb(204,102,0); font-size: 18px; font-weight: normal; padding-top: 0px" class="post-title entry-title"><a style="display: block; color: rgb(204,102,0); font-weight: normal; text-decoration: none" href="http://vulvario.blogspot.com/2008/12/delle-vulve-iconizzate-in-vulvario.html"><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="51279274.TreeVulva" border="0" alt="51279274.TreeVulva" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/51279274.TreeVulva.jpg" width="297" height="484" /> </a></h3>
<div class="post-header-line-1"></div>
<div style="line-height: 1.6em; margin: 0px 0px 0.75em" class="post-body entry-content">
<p><span style="font-family: arial">Le vulve webizzate nel sito Vulvario saranno sempre più numerose. Potranno essere visionate singolarmente, oppure in toto come icone memoriali e memorabili. Ognuna uguale a se stessa e diversa da ogni altra, reali e simulacri: a una, a due, a tre dimensioni. Dischiuse, aperte, spalancate, comode, scomode, reattive, passive, strette, larghe, glabre, pelose, polpute, smagrite, asciutte, bagnate, profonde, adolescenti, giovani, menopausate, comunque voluttuose, indomate da se stesse. Anche con inclusioni materiche “autre” sopra, dentro, fuori, attraverso (eventualmente!).<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta di vulve che nelle narrazioni del cinese Li Yu (1611-1681) sono grotte nelle quali è possibile praticare il gioco del vento e della luna, per procurare e procurarci l’indicibile piacere della nuvola che scoppia.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Una collezione di vulve delle quali Apollinaire (1880-1918) redivivo distinguerebbe i più sottili viticci del vello e li versificherebbe, decantandoli come quelli della sua Madeleine.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta di aperture attraverso le quali l’uomo s’introduce nei castelli della goduria panica che non fa incanutire prematuramente e dove è consentito ringiovanire durante più anni della nostra vita.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Sono icone della visualità laica contemporanea permeate di sacralità cattolica e contengono una carica simbolica la cui deflagrazione può rallegrare come fuoco d’artificio, oppure rattristare come ciò che causa di lutti e rovine.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />“Ci si perde, ci si inabissa, ci si annienta nell’esaminare una vulva quando è graziosa, si vorrebbe non essere altro che un fallo per potersi fare inghiottire”, si può leggere in “Don Bougre, portiere dei certosini”, edito nel 1740:<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta, perciò, anche di avallamenti coperti da rada erbetta o fitti cespugli.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta di labbra per il suono di strumenti lanceolati.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta di solchi tracciati tra cosce polpute nei quali è possibile seminare e far germogliare tanto<i><span class="Apple-converted-space">&#160;</span>yang</i>.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta di crateri che possono eruttare copiosamente tanto<span class="Apple-converted-space">&#160;</span><i>yin</i>.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta di panieri donneschi nei quali possiamo radunare tutta la nostra mascolinità.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta di ciò che rappresenta il segno YEH della scrittura cinese che simbolizza la “porta” e la “affermazione” dell’essere.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta di ciò che simbolizza la dea indiana Shakti, parte centrale del corpo femminile nomata jangana.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Si tratta di ciò che non subisce variazioni, per quanto riguarda forma e volume, nel corso della giornata, come accade invece agli organi corrispondenti maschili.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Krishna, a qualsiasi ora del giorno o della notte, vi ha introdotto eroicamente, vitanaturaldurante, la sua parte carnale (<i>charnelle</i>) senza badare all’età della portatrice: bambina, sposa, madre, nonna.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Rabelais (1494-1553) suggerisce di ricostruire le mura di Parigi con tante vulve, narrando di Gargantua…etc.: “…<i>le più grandi, e poi andando in su a schiena d’asino, con le mediane, e</i><span class="Apple-converted-space">&#160;</span><i>finalmente in cima le più piccole</i><span class="Apple-converted-space">&#160;</span>” (Libro Secondo, cap.XV).<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Saffo (640 a.C.), la grande lesbica, è stata portatrice di una vulva considerata la più bella di tutti i tempi.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />In un libro intitolato “Il nome della cosa” (autore Ercole Scerbo) ha più nomi, perché in tanti l’hanno ri-nomata per nomarla diversamente.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />La dea Indra potrebbe accarezzarne contemporaneamente 100 e farle godere, perché ha 100 braccia con altrettante mani.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />L’attore cinematografico americano Gorge Raft ne ha penetrata ogni giorno una diversa, finchè ha potuto.</span><span class="Apple-converted-space">&#160;</span>          <br /><i><span style="font-family: arial">“Per una donna, il meglio di tutto è averla lunga e profonda che calzi come un guanto. E dovrebbe essere fornita di mille lombrichi o di qualche equivalente. Ce ne sono che potrebbero essere definite ridenti. Altre sono, invece, noiose, solenni e secche come un osso”:</span></i><span style="font-family: arial">parole di uno scrittore noto ai cultori della letteratura erotica.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Denis Diderot (1713-1784) le ha narrate come “gioielli” resi “indiscreti” dalla influenza nefasta di un anello magico, donato da un “genio” burlone (Cucufa) a un sultano giocherellone (Mangogul) per far confessare alle donne i desideri impuri, gli affetti equivoci, le relazioni criminose, e tante cure per piacere, tanti artifici per impegnare, tanta destrezza per intrattenere, e l’impeto dei trasporti amorosi con i furori della gelosia.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Gli artisti in ogni tempo hanno raffigurato con dipinti, sculture e disegni: vulve con valve, vulve con labbra, vulve crateri, vulve fratture,vulve incrinature, vulve cicatrici, vulve fenditure, vulve fodere, vulve guaine, vulve custodie, vulve astucci, vulve caverne, vulve alvei, vulve tane, vulve grotte, vulve fornaci, vulve nicchie, vulve falle.</span></p>
<p><span style="font-family: arial">***<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />I lettori che hanno apprezzato ciò che ho scritto scrivendo della vulva, si apprestino appena possibile a prodigarsi senza posa per dare<span>&#160;</span>testimonianza del proprio ardore, ognuno alla vulva della partner in carica, in modo che il dolce furore femminino eguagli quello mascolino, con<span class="Apple-converted-space">&#160;</span><i>giocacchiamenti e imbriaccamenti</i><span class="Apple-converted-space">&#160;</span>del tipo narrato da Pietro Aretino (1492-1556):<span class="Apple-converted-space">&#160;</span><i>“…ponendo il fuso nella cavicchia, il, luccio nel serbatoio, la lima nel foro, il rosignolo ne la gabbia, il porro ne l’orticello, lo spirito nell’ampolla, il pennello ne lo scudellino del colore, il passerotto nel nido, la pala nel forno, il pestello nel mortaio, il roncone ne la siepe, il suggello ne la cera, la pugna ne la pasta, la guglia nel Coliseo, il cordone ne lo anello, il piantone nel fosso, lo stocco ne la guaina, il chiavistello ne l’uscio, il gonfiatolo ne la animella, lo stendardo ne la rocca”.</i><span class="Apple-converted-space">&#160;</span>Senza parlare “a la libera” dicendo cu…ca…fi..fo…, abbeverando il bracco a la tazza, oppure farlo beccare dalla pappera bella bellina pica piva angeletta, prima di piantarlo come giglio nell’orto.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Non venga in mente a nessuno di considerarsi ruolato per emulare Don Juan Tenorio “El burlador de Sevilla”, o Giacomo Casanova avventuriero e letterato veneziano: entrambi noti come collezionisti di vulve quanto pochi altri.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Il primo è un personaggio teatrale immortalato da Tirso de Molina (1571-1648), il secondo è persona realmente vissuta (1725-1798) che ha scritto un libro di memorie molto letto ancora oggi. La credulità popolare li suppone conoscitori (esperti) sopraffini della vulva, ma di nessuno dei due ci sono state rese note parole dette o scritte per magniFicarcela.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Don Juan ci risulta scopatore frettoloso e notturno, abitualmente: durante l’intera azione teatrale ha raporti una-tantum e sbrigativi<span class="Apple-converted-space">&#160;</span><span>&#160;</span>con quattro donne (due con l’inganno, spacciandosi per altro uomo).<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Giacomo Casanova si narra impegnato a scopare replicando ogni volta un esercizio opportuno, conveniente, lucroso, di servizio contingente. In alcune circostanze col soccorso della partner disinibita alla maniera di Marcolina: “…diede fondo alle risorse dell’arte veneziana. Riuscì presto a farmi rinascere e mi incoraggiò a soddisfare Mercurio”. Soccorso da una fantesca, invece, alle prese con donne di età matura: “Entrai in lizza<span class="Apple-converted-space">&#160;</span><span>&#160;</span>e lavorai una mezz’ora grondando sudore e affaticando Semiramide senza riuscire a concludere. Mi vergognavo tuttavia di truffarla. Quanto a lei, vittima devota, mi asciugava la fronte, mentre l’ondina, che mi vedeva spossato, rianimava con stuzzicanti carezze che il contatto col vecchio corpo su cui lavoravo faceva svaporare. Alla fine dell’ora, mezzo morto e non potendone più, decisi di fingere d’aver raggiunto la meta simulando contorsioni che solitamente accompagnano il piacere”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Don Juan Teneorio è stato generato dalla fantasia di un erudito spagnolo, Gabriel Tellez, divenuto scrittore col nome Tirso de Molina dopo aver scelto la vita monastica all’età di 29 anni, con un consistente “vissuto” personale destinato a essere tradotto in opere teatrali (300, quelle conosciute), farcito con confidenze ascoltate quasi certamente seduto nel confessionale.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Giacomo Casanova è stato generato, invece, da persone reali e ha scritto della vulva in tarda età, allorché non gli più stato possibile penetrarla agevolmente col suo “strumento” o “ arnese”, dopo aver trascorso la propria esistenza nel secolo e lei luoghi che hanno prodotto i “lumi” che avrebbero dato fuoco alle micce per l’esplosione della Rivoluzione Francese.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Chi deciderà di emulare Don Juan sappia che deve approcciare ogni vulva per eiacularvi incontinente, capricciosamente, senza inquietudini morali, senza memoria di altre vulve e col pensiero rivolto alla vulva successiva. “L’amore mi trascina secondo la mia naturale tendenza”, dice Don Juan Tenorio (terza giornata, scena VII). Tanto è vero che non sa che dire della vulva e non sa renderle omaggi con metafore eccellenti, caratterizzate da uno scarto d’immagine “grande”. Leggendo il testo di Tirso de Molina, infatti, soltanto nella battuta di un personaggio minore, il Marchese De La Mota (seconda giornata, scena XIII) la vulva ci risultano citate come segue: “Nella Strada della Serpe, dove vedrete Adamo innamorato come un portoghese di queste Eve che, in questa valle di lacrime, offrono frutta dorata con la quale ci cavan quattrini”: con evidente allusione a Eve portoghesi battone a Siviglia, dotate di vulve dorate, come tante altre vulve di tante altre Eve di ogni tempo e nazionalità fino ai nostri giorni. Dove “frutta dorata” ci risulta metafora poco eccellente, caratterizzata da uno scarto d’immagine “piccolo”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Chi deciderà di emulare Giacomo Casanova, sappia che deve approcciare la vulva fantasticando altra vulva già approcciata con successo e mitizzando prodezze amatorie trascorse: “…lontano come nessun altro dalla dimensione tragica o romantica dell’amore”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Durante l’amplesso non sia mai chiamata fica la vulva, con intenzioni volgari o spregiative. Sia nominata con metafore caratterizzate da uno scarto d’immagine “grande”, emulando i poeti e gli scrittori nei cui testi ci risulta nomata: Lady Jane, rosa fresca aulentissima, Topo Odoroso, apertura a forma di grano, Porta Preziosa di Giada, perla e conchiglia, Fessura di Cinabro d’Oro.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Sia ladro d’amore ogni uomo come nelle cinquanta strofe del canto di Bilhana, originario del Kasmir, poeta di corte presso il re Vikramaditya (1070-1127). Sappia pronunciare i 38 nomi diversi codificati in lingua araba dallo sceicco Muhammad An-Nafzawi ( ? – 1324) ne “Il Giardino Profumato” e scelga tra questi il nome che più di ogni altro definisca la vulva durante l’amplesso: sia umida carnosa e liscia / sia molto giovane, stretta e inviolata / sia con labbra sottili e lingua piccola / sia macina del membro che la penetra / sia insaziabile e predatrice / sia larga e profonda / sia con labbra lunghe e pendenti / sia crivello implacabile durante il coito / sia avvolgente desiderosa<span>&#160;<span class="Apple-converted-space">&#160;</span></span>di essere penetrata ovunque / sia una massa prominente e compatta di carne e grasso / sia estesa fra le cosce dal pube all’ano / sia duellante, abile nel dare e parare i colpi / sia appassionatamente svergognata / sia spalancata e col fondo a perdita d’occhio / sia robusta e grassoccia / sia risucchiante e mordente:<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Abbia costanza ogni uomo, in ogni età,<span class="Apple-converted-space">&#160;</span><span>&#160;</span>nel desiderarsi referente possibile di vulve giovani, nell’accettarsi amante del tormento amoroso, memorizzando il testo poetico col quale concludo provvisoriamente questo testo.</span></p>
<p><b>La tua fica sia per me<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Ninfea per trastulli<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Nelle acque scure dell’oblio<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />Pertugio per l’Altrove<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>            <br />In ogni età agognato</b></p>
</p></div>
<p>   </span></span></p>
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		<title>DELLA PAROLA FICA E D’ALTRO ATTINENTE</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 20:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>rossiroiss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vulvario.it]]></category>

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La parola “fica”, feminilizzazione popolare della parola “fico”, rappresenta la più diffusa metafora linguistica italiana adottata per “nomare” l’organo sessuale femminile (membrum muliebre) parlando e scrivendo.&#160;        Qualcuno ha scritto che si tratterebbe di un’antica metafora passata dal greco al latino come calco di “sykon”, “ficus”, che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="widows: 2; text-transform: none; text-indent: 0px; border-collapse: separate; font: medium &#39;Times New Roman&#39;; white-space: normal; orphans: 2; letter-spacing: normal; color: rgb(0,0,0); word-spacing: 0px; -webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; -webkit-text-decorations-in-effect: none; -webkit-text-size-adjust: auto; -webkit-text-stroke-width: 0px" class="Apple-style-span"><span style="text-align: left; line-height: 20px; font-family: georgia, serif; color: rgb(51,51,51); font-size: 13px" class="Apple-style-span">
<p><img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="2925418916_4f30878b2c" border="0" alt="2925418916_4f30878b2c" src="http://www.vulvario.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/09/2925418916_4f30878b2c.jpg" width="552" height="484" /> </p>
<p>La parola “fica”, feminilizzazione popolare della parola “fico”, rappresenta la più diffusa metafora linguistica italiana adottata per “nomare” l’organo sessuale femminile (membrum muliebre) parlando e scrivendo.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Qualcuno ha scritto che si tratterebbe di un’antica metafora passata dal greco al latino come calco di “sykon”, “ficus”, che ha già in Aristofane il senso di “organo genitale femminile”, successivamente consolidatasi nella forma “fica” che è poi divenuta parola ricorrente in numerosi testi di letteratura erotica (poesia e prosa&#160; ), a partire dal XIV secolo.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />In un testo d’autore anonimo intitolato “Prodigi della mona” risulta scritto: “Dalla fica son nati tanti eroi / regni, città, imperatori e regi, / e tanti e tanti monumenti egregi”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Annibal Caro (1507-1566) ha scritto: “Infelici color che ne son privi; / perocchè dove fica non si trova, / non vi posson durar uomini vivi”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Quasi certamente, tale metafora è stata dotata considerando il fico albero simbolo della fecondità e il suo frutto simulacro della “vulva” per la sua mollezza e appiccicosità, nel momento in cui la maturazione compiuta lo apre.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />D.H.Lawrence fa dire al guardiacaccia divenuto amante della “Lady”: “Si crede che una donna sia morbida come un fico, là in basso”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />La variante “fika” è frequente nel linguaggio popolare parlato dagli abitanti della Val di Perle in Umbria, “figa” è una variante dialettale ricorrente nel linguaggio popolare di chi abita in Lombardia, come nel linguaggio popolare catalano in Spagna.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />La Nanna dell’Aretino (1492-1556) ragiona con l’Antonia (capricciosamente) dell’arte delle puttane sotto un ficaia. Una commedia della fica, intitolata “Carajicomedia”, è stata scritta in lingua spagnola da un Autore Anonimo nel secolo XV. Lo stesso secolo in cui un altro Autore Anonimo spagnolo ha scritto “Pleyto del manto” (disputa del mantello), dove un Procuratore del Cazzo e un Procuratore della Fica discutono sui rispettivi vantaggi dell’organo femminile e di quello maschile, parodiando una disputa teologica.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Ficana è un luogo abitato del Lazio antico localizzato recentemente dagli archeologi sulla collina di Monte Cugno. Un “Vicolo della fica” risulta registrato a Roma nella Taxae Viarum del 15467. A Vienna fu scoperta nel 1751 una associazione libertina denominata “Confraternita del fico” (Freigenbrudershaft). Al comune di Ficano, in provincia di Macerata, fu concesso dal regime fascista nel 1929 di cambiare il nome in Poggio San Vicino. Non hanno mai chiesto di cambiare nome i comuni di Ficarazzi e Ficuzza (Palermo), Ficarra (Messina) e Ficarolo (Rovigo).<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Ficopoli è un luogo letterario che ha avuto per sindaco (e continua ad averlo) il Signor Beauflanquet, personaggio di “Al petalo di rosa Casa Turca”, atto unico di Guy de Moupassant (1850-1893), rappresentato a Parigi per la prima volta nel 1875. Con decreto di un Procuratoree della Repubblica italiana, un cognomato Ficarotta è stato autorizzato a cognomarsi Finardi.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />***<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />L’ostracismo nei riguardi del sesso e i tabù, là dove la religione cattolica e il puritanesimo inibitorio e fobico hanno svantaggiato la libertà di espressione amorosa, costituiscono l’humus nel quale hanno germogliato e fruttificato le metafore, i sinonimi, gli eufemismi e i nomignoli, adottati per non pronunciare la parola “fica”, sia con linguaggio colto che con lingua plebea.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />E’&#160; nomata “yoni” in India, “moslucm” e “hawai” in&#160; Tahilandia, “inmon” in Giappone, “kuss” in lingua araba, “padma” negli scritti dei tantristi, “nefer” in un frammento poetico dell’antico Egitto, “nahed” nell’Egitto moderno. In latino si scrive “cunnus”, divenuto “cono” in&#160; lingua spagnola, “cony” in lingua catalana, “con” in lingua francese, “cunt” in lingua inglese. In alcune regioni tedesche è indicata con la parola “buns”. Con tante altre parole è indicata in tante altre lingue, da chi s’inibisce a indicarla col nome più usato nel linguaggio parlato.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />In Brasile, per esempio, è nomata: buceta, perereca, perseguida, perequita, xoxota (sciosciota), passarinha, xixiu (sciusciù), babaca. Presso le tribù africane mashona e matabele, la parola totem ha anche il significato di vulva di mia sorella. In lingua croata è nomata picka o pizda. In polacco i diminutivi popolari di nomi femminili sono spesso usati al posto del nome generico “fica” (Zoska, Marysia).&#160; Il diminutivo di nomi femminili è ricorrente anche in altre lingue.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Per contrapposizione a “tondo” che allude al foro anale, in alcuni testi d’autori francesi ci risulta soprannominata “ovale” (dal latino ovum), oppure indicata con la parola “historia”. Sono esemplari in proposito i versi di un sonetto di S.Mallarmée: “…introdurmi nella tua storia / sarà da eroe spaventato…”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />***<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Nei rapporti erotici, accettati come comportamenti del tutto puri e privi di peccaminosità, come doni da godere nella loro interezza , la “fica” è stata coltivata come “orto d’amore”, ambita come “trono del piacere”, attraversata come “porta tra le gambe”, considerata come “fonte di ogni delizia”: falla per il fallo, contrapunctum per il punctum, riga dorabile, divine ouverture, conca amorosa, bocca che non può mordere, bouche d’en bas, umido anello, solco voluttuoso, belle chose, reggia di Venere, adorabile fessura, porta del pudore, labirinto dell’umanità intera, farfalla di rosa (Lithosia rossa), conchiglia d’amore, grotta d’amore, la più segreta fra tutte le grazie, altare dell’amore, solco del piacere, porta del paradiso, porta segreta del piacere.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />La rosa delle rose, il freschissimo fiore del mio piacere, la rosa originale: per Gabriele d’Annunzio in una lettera datata 17 marzo 1888 e indirizzata a Barbara Leoni.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Nei rapporti di puro servizio sessuale, in ogni tempo e luogo, è stata, invece, considerata “giacimento aurifero” da ogni sua portatrice, e come tale sfruttata e capitalizzata emulando Aspasia e Messalina, oppure Frine e Lajde, Danae e Glicera, Lamia a Gnatena, Leonzio e Mista, Targelia e Pitionice, storicizzate tutte come “etére” esemplari (puttane storiche impenitenti!).<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />La Juliette di D.A:F: De Sade (1740-1814), archetipo di ogni altra Juliette postuma, così si esprime parlando a uno dei suoi partner sessuali: “Sono troppo puttana per prometterti fedeltà, tu sai che questo sentimento è inutile tra noi; non è affatto un amore che ti offro, è una fica”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />La Conchita di P.Louys (1870-1925)&#160; &#8211; il suo corpo flessuoso e lungo era tutto espressivo… sorrideva con le gambe e parlava col torso &#8211; spiata e sorpresa con altro amante dal suo innamorato stagonato reso “burattino”, dice: “La chitarra è mia, la suono a chi mi pare”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />***<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Che la “fica” sia impersonale è già stato scritto da chi è convinto che la “fica” sia soltanto “fica” in modo assoluto, gioiello diderottiano che si autoreferenzia prezioso, malgrado il suo essere sostanzialmente effimero, tanto che il suo “amore” è tale indifferentemente per ogni Don Giovanni emulo del “Burlador de Se villa” teatralizzato da Tirso de Molina (1751-1648).<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Trascrivendo il pensiero di Guido Almansi, ruolato intromettitore per la lettura de “La passione dominante”, farcito con citazioni attinenti e digressioni opportune, ri-affermiamo che la “fica” è una “fica” e non ha bisogno di una portatrice di “fica” (di una ficofora) per dare alla funzione di donna un nome con una giusta connotazione sacrale. Nessuna Venere Pandemia potrà facilmente impossessarsi di una ”fica” e mettersela fra le gambe. Si direbbe, quasi, che la “fica” di una dea non possa avere locazione infra cosce mortali.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Ci sono, però, donne con “fiche” umane che ci ricordano questa “fica” transumana: donne che con il loro avere una “fica” ed essere una “fica”, ci rammentano l’ampia panoramica della poesia lirica sulla bellezza del sesso e sulla bellezza della natura. Sono esemplari in proposito alcuni versi poco noti di Michelangiolo Buonarroti (1475-1564), notissimo come pittore e scultore, che estrapoliamo dal sonetto XCI indirizzato a Vittoria Colonna: “L’amor di quel ch’i parlo in alto loco aspira; / Donna, è dissimil troppo; e mal conviensi / Arder di quella al cor saggio e virile: / L’una tira al cielo, e l’altro in terra tira: / Nell’alma l’un, l’altro abita ne’ sensi, / E l’arco tira a cose basse e vili”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />E’ stato scritto che “Se c’è la fica c’è Dio”, poiché “Solo lui poteva inventare una cosa così / che piace a tutti a tutti / in ogni luogo”: Lo ha scritto Cesare Zavattini nel suo dialetto originario, scrivendo anche altro per un componimento poetico intitolato ”Diu”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />La “fica” sta a monte, a valle e in ogni altrove di numerosi testi poetici e letterari d’autori d’ogni epoca e luogo. E’ stato ipotizzato che gli antichi trobadori girovaghi, a caccia dell’ispirazione per nuove canzoni popolari, possano essere stati folgorati all’improvviso e frequentemente, appena girato l’angolo, dall’incontro con la figura di una donna seduta a gambe aperte e dall’ombra scura fra le sue cosce: la “fica”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Inequivocabile, invece, ci risulta il linguaggio dei poeti burleschi, coevi e postumi di Antonio Cammelli detto Il Pistoia (1436-1502), autore di: “Nel bosco ombroso di Monteficale / Coniglion se ritrova alla collina / il quale con Monteritondo confina / alla distanza d’un piccol canale”.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />Nei dizionari la parola ”fica” è stata inclusa recentemente come termine del linguaggio triviale: La seguono: Ficagione, Focàio, Ficàttola, Ficazòne, Ficazzòla. La “voce” più ricca di citazioni letterarie e poetiche è quella inclusa nel Grande Dizionario della Lingua Italia di Salvatore Battaglia (vol. V) edito dalla Utet.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />(Riscrittura di un testo pubblicato nel libro “Carmina Vulvae” edito da Svolta/Iles Célèbes – Bologna/Genere 2001, pp.91-96. Copyright Enzo Rossi-Ròiss)</p>
<p><strong>DELLA FICA PROVERBIATA</strong><span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br /><em>(versione in lingua italiana di proverbi in lingue dialettali salentine)</em></p>
<p>- La fica bella giova all’uccello.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Il più stupido degli uccelli si mangia la fica migliore.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- A chi non piace il vino e la figa, il Signore lo castiga.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La cima inarrivabile porta la fica migliore.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- L’asino che assaggia la fica, lascia il vizio quando muore.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- L’Asino si accosta alla fica bassa.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La fica non raccolta si raggrinzisce.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Raccogli ogni giorno l’oliva e la fica, se vuoi cacciar via la fatica.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La fica non fila e non tesse, ma il giorno di Pasqua esce vestita.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La fica ne fa e la fica ne consuma.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La fica bisaccia e la fica aggredita, ti cacciano via da questa vita.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Fuoco di fica non emette fiamma.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Fumo di fica, fumo che soffoca.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Il latte di pecora quaglia con quello della fica.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Legna della fica, pane ammuffito e vino reso aceto, fanno la casa.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La migliore fica del paniere se la mangiano i vermi.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La migliore fica se la mangia la formica.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Povera fica mia, l’ha bucata l’uccello!<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- “Tu cadi come me”, disse la fica al fico fiorone.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Non c’è piatto migliore della fica.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Per due cose si fatica: per la pancia e per la fica.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Quando matura la fica, il melone va ad impiccarsi.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Sette sono i bocconi: carne, pesce e maccheroni, uova fresche, ricotta fritta, cazzo duro e fica stretta.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Tira più il pelo della fica che una pariglia di buoi.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Tre cose caratterizzano la fica fracazzana: pelle rotta, collo storto d’impiccato e lacrime di puttana.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Chi mischia culo e figa, il Signore lo castiga.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Chi non ha chiavato una ragazza amica, non sa cos’è la fica.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Il&#160; giorno di San Vito, ogni fica vuole un marito.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Fica mangia e fica innesta.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La fica manipolata si ammorbidisce.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La fica molto tastata, sembra fica maturata.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La fica non fa datteri.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- La fica vuole acqua e il pesce persico vino.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Fica bassa e oliva alta.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Inferno e fica non si saziano mai.<span class="Apple-converted-space">&#160;</span>        <br />- Gioco, taverna e fica ti consumano la mollica.</p>
<p>   </span></span></p>
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