CARNASCIAL ART ESCA 2010
(comunicato stampa n.3)
VULVEIDE IN COSTUME PER IL CARNEVALE DI VENEZIA
“Carnascial ART esca 2010” (6-16 febbraio): rassegna artistica plurilocata a Venezia,”… città anfibia, umida vulva d’Europa” (Apollinaire), organizzata, promossa e patrocinata dalla Compagnia De Calza “I Antichi”, a cura di Enzo Rossi-Ròiss in concomitanza col Carnevale, ha accolto nel suo palinsesto un evento intitolato “Vulveide in costume” proposto da alcuni giovani creativi carnascialfan.
Ciò significa che Campo San Maurizio sarà animato con esibizioni e stazionamenti di figuranti, abbigliati in modo da raffigurare emblematizzata o metaforizzata la vulva, come esemplificano le illustrazioni che si accompagnano a questo comunicato. Lo stesso Campo San Maurizio, luogo storico del Festival della Poesia Erotica, sul quale si apre la porta d’ingresso e si affacciano le finestre del palazzo residenza di Giorgio Baffo (1694-1768), “… il poeta della mona”, frequentato da Giacomo Casanova (1725-1798).
A tale evento possono partecipare indiscriminatamente tutti: di ogni etnia e provenienza, di ogni età e condizione sociale. Alcuni dei Compagni de Calza indosseranno, eventualmente, le vestimenta create in sovrappiù o sprovviste d’indossatori.
L’abbigliamento carnascialesco vulvomorfo può essere realizzato da stilisti professionali oppure amatoriali (sartine, teatranti, bottegai), utilizzando qualsiasi materiale o insieme di materiali: su misura per se stessi oppure per chi lo potrà indossare.
Creato liberamente e libertariamente per dare forma, decorazioni e colori alla vulva dipinta o disegnata da creativi vulvafans in ogni tempo e luogo: raffigurata come vulva frattura, vulva incrinatura, vulva cicatrice, vulva fenditura, vulfa grotta, vulva fodera, vulva guaina, vulva fornace, vulva nicchia, vulva custodia, vulva gioiello. Per dare consistenza tridimensionale (plastica) alla vulva metaforizzata dai poeti come avvallamento coperto da rada erbetta o fitto cespuglio, solco tracciato tra cosce polpute, labbra per il suono di strumenti ancialati, simile a testa d’agnello che cerca pastura, porta d’ingresso per l’accesso alla goduria panica, paniere nel quale radunare le pulsioni sessuali, cratere in ebollizione pronto per l’eruzione.
“Venezia è una città sorta sui flutti e che vive tra i flutti: dove l’uomo non arat, non semina, non vindimiat. Il suo Carnevale esprime esultanza popolare, invenzione d’allegria, intreccio tra pittura a teatro, tra festa e cultura”, ha scritto Gianni Granzotto prefazionando un libro edito nel 1984 da Amilcare Pizzi con un lungo testo di Nantas Salvataggio, riferimento bibliografico per il brano che segue.
“A Venezia, come in nessun altro luogo, il travestimento carnevalesco consente il nascondimento della malinconia, di ogni carenza psico-somatica, la finzione di virtuosità, benevolenza, aristocrazia, fascinazione. Poiché a Venezia è possibile abbuffarsi di spensieratezza, durante i giorni del Carnevale, drogandosi di balli, suoni e feste per dimenticare o dissimulare le proprie inadeguatezze”.
Cantando in compagnia: Quantè bella mascherina – perchè civetta tuttavia – chi vuol esser Altro sia! - Purchè balli per far mattina… (INFO: +39.339.6918363 – SITI: www.iantichi.org
