Archive for dicembre, 2009

DI CARLA LEONELLI VULVOICONOLOGA

mercoledì, dicembre 30th, 2009

 

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Ne ha modellate abbastanza. Possono essere collettivizzate singolarmente oppure esposte in toto come calchi memoriali e memorabili. Ognuna uguale a se stessa e diversa da ogni altra. Dischiuse, aperte, spalancate. Con inclusioni materiche “autre” sopra, dentro, fuori, attraverso.
Possono essere installate sulle pareti di una galleria d’arte una accanto all’altra, oppure di seguito come fotogrammi di una pellicola cinematografica.
Nel momento in cui sono stato invitato a visionarle, mi è stato detto subito che dovevo prenderle in considerazione come opere d’arte plastica modellate da mani di donna. Per impedirmi di supporre come Artefice un uomo e di pensarlo emulo di Giacomo Casanova, collezionista d’innamoramenti e rapporti intimi subitanei con ciò che distingue la donna dall’uomo inequivocabilmente.
Non sono tavolette assiro-babilonesi, illustrazioni millenarie per poemi erotici mesopotamici, ma due versi del “Gilgamesh” li ho immediatamente ricordati appena le ho viste nella casa atelier della loro creatrice la bolognese Carla Leonelli. Li trascrivo “pour les amateurs”: Oh mio Ishullanu fammi godere della tua virilità,  /  stendi la tua mano, portala alla mia vulva.
Perché di vulve si tratta, in alto e basso rilievo su tavolette d’argilla. Una collezione di vulve della quali Apollinaire redivivo distinguerebbe i più sottili viticci del vello e li canterebbe, decantandoli come quelli di Madeleine, presenti come rilievi e graffiti.
Si tratta di vulve che nelle narrazioni del cinese Li Yu (1611 – 1680) sono grotte nelle quali è possibile praticare il gioco del vento e della luna per procurare l’indicibile piacere della nuvola che scoppia.
Si tratta di aperture attraverso le quali l’uomo può introdursi nei castelli della goduria panica che non fa incanutire prematuramente e dove è consentito ringiovanire durante più anni della propria vita.
“Ci si perde, ci s’inabissa, ci si annienta nell’esaminare una vulva quando è graziosa, si vorrebbe non essere altro che un fallo per poter farsi inghiottire”, ha scritto Henry Miller.
Si tratta di avvallamenti coperti da rada erbetta o fitti cespugli.
Si tratta di labbra per il suono di strumenti ancialati.
Si tratta di solchi tracciati tra cosce nei quali possiamo seminarci e germogliare.
Si tratta di crateri che possiamo fare eruttare.
Si tratta di panieri donneschi nei quali l’uomo può radunare tutta la sua mascolinità.

venerdì, dicembre 18th, 2009

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Upon entering the site, the first page reads: “yoni is the most utterly feminine part of woman, mysterious and hidden, soft, receptive and embracing. In the ancient languages the word for yoni also means ’sacred place’.”

CARNASCIAL ART ESCA 2010

venerdì, dicembre 11th, 2009

(comunicato stampa n.3)

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VULVEIDE IN COSTUME PER IL CARNEVALE DI VENEZIA


“Carnascial ART esca 2010” (6-16  febbraio): rassegna artistica plurilocata a Venezia,”… città anfibia, umida vulva d’Europa” (Apollinaire), organizzata, promossa e patrocinata dalla Compagnia De Calza “I Antichi”, a cura di Enzo Rossi-Ròiss in concomitanza col Carnevale, ha accolto nel suo palinsesto un evento intitolato “Vulveide in costume” proposto da alcuni giovani creativi carnascialfan.
Ciò significa che Campo San Maurizio sarà animato con esibizioni e stazionamenti di figuranti, abbigliati in modo da raffigurare emblematizzata o metaforizzata la vulva, come esemplificano le illustrazioni che si accompagnano a questo comunicato. Lo stesso Campo San Maurizio, luogo storico del Festival della Poesia Erotica, sul quale si apre la porta d’ingresso e si affacciano le finestre del palazzo residenza di Giorgio Baffo (1694-1768), “… il poeta della mona”, frequentato da Giacomo Casanova (1725-1798).
A tale evento possono partecipare indiscriminatamente tutti: di ogni etnia e provenienza, di ogni età e condizione sociale. Alcuni dei Compagni de Calza indosseranno, eventualmente, le vestimenta create in sovrappiù o sprovviste d’indossatori.
L’abbigliamento carnascialesco vulvomorfo può essere realizzato da stilisti professionali oppure amatoriali (sartine, teatranti, bottegai), utilizzando qualsiasi materiale o insieme di materiali: su misura per se stessi oppure per chi lo potrà indossare. 
Creato liberamente e libertariamente per dare forma, decorazioni e colori alla vulva dipinta o disegnata da creativi vulvafans in ogni tempo e luogo: raffigurata come vulva frattura, vulva incrinatura, vulva cicatrice, vulva fenditura, vulfa grotta, vulva fodera, vulva guaina, vulva fornace, vulva nicchia, vulva custodia, vulva gioiello. Per dare consistenza tridimensionale (plastica) alla vulva metaforizzata dai poeti come avvallamento coperto da rada erbetta o fitto cespuglio, solco tracciato tra cosce polpute, labbra per il suono di strumenti ancialati, simile a testa d’agnello che cerca pastura, porta d’ingresso per l’accesso alla goduria panica, paniere nel quale radunare le pulsioni sessuali, cratere in ebollizione pronto per l’eruzione.
“Venezia è una città sorta sui flutti e che vive tra i flutti: dove l’uomo non arat, non semina, non vindimiat. Il suo Carnevale esprime esultanza popolare, invenzione d’allegria, intreccio tra pittura a teatro, tra festa e cultura”, ha scritto Gianni Granzotto prefazionando un libro edito nel 1984 da Amilcare Pizzi con un lungo testo di Nantas Salvataggio, riferimento bibliografico per il brano che segue. 
“A Venezia, come in nessun altro luogo, il travestimento carnevalesco consente il nascondimento della malinconia, di ogni carenza psico-somatica, la finzione di virtuosità, benevolenza, aristocrazia, fascinazione. Poiché a Venezia è possibile abbuffarsi di spensieratezza, durante i giorni del Carnevale, drogandosi di balli, suoni e feste per dimenticare o dissimulare le proprie inadeguatezze”. 
Cantando in compagnia: Quantè bella mascherina – perchè civetta tuttavia – chi vuol esser Altro sia! -  Purchè balli per far mattina…
 (INFO: +39.339.6918363 – SITI: www.iantichi.org